Monthly Archive for April, 2008

Grazie, collega anonimo

Esiste questa cosa, tra automobilisti, che io in realtà non so come faccio a saperla, ma vabbè. Questa cosa, dicevo, che superato un posto di blocco si lampeggia con gli abbaglianti a chi sta arrivando in direzione opposta per avvisare dell’imminente pericolo, in modo che lui possa rallentare e salvarsi.

Io arrivavo in direzione opposta, in questa strada molto larga e molto libera vista l’ora. Ero molto veloce, data la fretta, e il limite di velocità era piuttosto basso, nonostante la grandezza della strada.

Un carissimo collega mi ha lampeggiato, io ho intuito, ho rallentato, e sono passato davanti a due posti di blocco su entrambi i lati della strada con carabinieri armati. E non mi hanno fermato.

No ecco, volevo solo dire grazie, collega anonimo. Grazie.

Perché è così bello

Forse perché alla mia età non è un evento raro. E’ unico.

Nel seguente video un riassunto di ieri notte.

Despar massacre

Non ho mai provato, ma a giudicare dalle facce fare il cassiere in un supermercato deve essere terribile.

O forse succede solo nell’Eurospar vicino alla stazione.

C’era questo tipo, oggi, che era Edward Norton nella sua parte in Fight Club. Il suo sguardo assente, la barba incolta, l’aura di scazzo che lo circondava. Mi sarei aspettato da un momento all’altro che avesse estratto una pistola uccidendo tutti i presenti.

Non penso che qualcuno si sarebbe stupito.

E poi quest’altra tipa, la settimana scorsa, che era una macchina, un robot. Nei movimenti, precisi e ripetitivi, nello sguardo, e soprattutto nella voce. Che i bip provenivano da lei, e non dal banco. “Buongiorno. Bip. Bip. Bip. Il-totale-sono-cinque-euro-e-settantacinque-centesimi. Eccole-il-resto-di-quattro-euro-e-venticinque-centesimi. Arrivederci-e-grazie. Stop.”

Però il tipo di oggi faceva paura. Non ho voluto un sacchetto, grazie.

Vind

Quest’anno, al 37° palio teatrale studentesco, c’è questa cosa che chi si deve esibire la giornata successiva ha alcuni minuti per pubblicizzare il proprio spettacolo.

Ho prestato il mio corpo, la mia immagine, ma soprattutto la mia dignità a questa cosa che sto per descrivere.

Gli altri membri del gruppo dovevano fare una cosa noiosissima e particolarmente inutile: indossando delle maschere bianche dovevano camminare in giro per la sala dicendo alla gente di andarci a vedere, la giornata successiva.

Io invece ho indossato un costume da cellulare gigante, e correndo per l’atrio e per la sala vibravo addosso alle persone. Vibravo-addosso-alle-persone. Imitando il rumore della vibrazione e pubblicizzando lo spettacolo.

Vibravo addosso alle persone capite? E poi urlavo la suoneria che hanno i cellulari della Nokia di default.

La ggente mi odiava. Stavano per preparare torce e forconi quando sono successe due cose che li hanno distratti:

  1. Vibro addosso a un tipo girato. Questo tipo si volta di scatto urlando, mi guarda bene e grida: “ma tu sei [cognome]!!!” La sala è scoppiata a ridere, era un professore che ho avuto qualche anno fa.
  2. Arrivo dalle persone in prima fila, dove c’erano alcuni ragazzi della mia scuola che curiosamente non sapevano dello spettacolo e mi chiedono. Rispondo loro la data e il titolo (che poi ho scoperto che lo dicevo sbagliato) e loro giustamente mi chiedono a che ora fosse. Io ci ho pensato un po’ su, e ad alta voce: “A che ora è? E che ne so io a che ora è!!!”. Risate generali. Mi hanno dovuto dare il foglio col programma da cui l’ho letta a tutti.

Mi sono guardato in giro scoprendo che ero solo. Gli altri membri del mio gruppo mi avevano abbandonato. Sono fuggito dalla sala prima che la ggente potesse prendermi a randellate.

Pentafoglio

Si chiama così un quadrifoglio con cinque foglie?

Non importa.

La mia G. è incivile e calpesta le aiuole, io le vado dietro e le calpesto anche io.

Da un po’ di tempo, per colpa della mia G., quando cammino su un prato guardo sempre per terra, per vedere se trovo un quadrifoglio. L’altro giorno la mia G. ne ha trovati ben otto, demoralizzandomi tantissimo, ma non importa perchè lei è la mia G., e soprattutto perchè oggi mi sono rifatto.

Ne ho scorto uno, a quattro foglie, e con un po’ di stupore l’ho colto per rinfacciarlo scherzosamente alla mia G., quando ho scoperto cosa in realtà avevo trovato. Nascosta, sotto le quattro foglie, ce n’era una quinta!

La mia G. non era contenta, povera. Ma è tutta invidia. L’ho riposto con gli altri quadrifogli nel mio erbario. Sarebbe un’agenda, ma ormai è diventato un erbario.

Pentafoglio Pentafoglio

Carica effimera

-Scusa piccola, ho la batteria quasi scarica, mi manca una tacca
-No…
-Mi dispiace, forse è meglio che ti saluto in anticipo, che potrebbe spegnersi da un momento all’altro
-Spegni subito, così magari dopo riesci a scrivermi
-Sicura? E’ una tacca, non dura un caz
tu-tu-tu-tu-tu…

Penso che abbia sentito questo. Lei.

Rotta per casa di Dio #2

Che stavolta me ne sono accorto più o meno subito. Di aver sbagliato strada.

Però ho imparato una lezione.

E’ meglio tornare indietro. Subito. Non sperare di trovare dopo pochi minuti una strada alternativa.

Non ci sarà.

Rotta per Laipacco, Udine

Girando per Udine si possono notare delle indicazioni stradali per un paese, in direzione sud.

Sono proprio queste indicazioni che hanno attirato la nostra (mia e della mia amica) attenzione.

Nel percorso che seguo abitualmente se ne vedono due, di indicazioni. La prima indica un albero. La seconda indica un bar.

Notando questo discutibilmente curioso fatto sono nati dei miti sul misterioso paese di Laipacco. Sul fatto che fosse un albero o un bar, che fosse un posto paradisiaco, o un posto in cui venivano custodite reliquie sacre o dove si nascondono i ricercati.

Oggi abbiamo deciso di soddisfare la nostra curiosità, scoprendo che non eravamo lontani dalla terribile verità…

Dato che era l’indicazione più vicina, ho scelto di seguire quella che indica in direzione est. Non ce l’hanno permesso. Un’auto mi ha tagliato la strada e non ho fatto in tempo ad entrare nella strada laterale dovendone prenderne una parallela. Forse dovevo seguire il consiglio…

Dopo parecchi minuti stavamo per perdere le speranze, ma ad un ultimo bivio abbiamo ritrovato un cartello che indicava Laipacco. E stavolta, stranamente, indicava una strada.

Non ero molto stupito, ma forse dovevo capire che c’era qualcosa che non andava. Ero troppo curioso per accorgermi dei segnali che avrebbero dovuto suggerirmi la fuga.

Per esempio il fatto che davanti a me, nonostante la precedente indicazione, c’era il nulla. Campi coltivati, qualche albero ogni tanto, nessun segno di vita.

Dopo qualche minuto di strada, questa è diventata sterrata. Dopo qualche minuto di strada sterrata finalmente è apparaso un cartello. Sul cartello c’era scritto una cosa che in effetti mi ha un po’ sorpreso, non ero preparato psicologicamente.

Discarica.