Monthly Archive for June, 2008

Una toccante introspezione sul dolore

Noi non usiamo il pavimento per allenarci. Perchè fa male, il pavimento. E noi non vogliamo farci male.

Si, non è che se non usiamo il pavimento per allenarci significa che non tocchiamo terra. Il pavimento c’è, solo che noi ci mettiamo sopra tanti materassini, fatti apposta per non farci male quando cadiamo a terra.

Noi siamo abituati che, quando si cade a terra, si batte forte forte col braccio per distribuire il peso del corpo. E non farsi male. Si deve battere davvero forte per cadere bene, e ci sono delle tecniche particolari, per cadere a terra. Io le conosco bene, le tecniche, perchè mi sono tanto allenato.

Oggi però il mio maestro mi ha fatto cadere sul bordo del tatami (mi hanno detto che si chiamano così tutti i materassini che mettiamo per terra) e ho colpito il parquet col gomito forte forte, convinto di trovare il materassino morbido.

Ahia.

In una grotta di stalattiti e stalagmiti

Uno una sera si mette a letto col suo portatile e pensa di annoiarsi, quando invece improvvisamente riceve un sms che gli fa tornare il buonumore, a Uno.

Assicuro che non l’ho modificato, in alcun modo.

Guarda che se mi incazzo passi un brutto quarto d’ora!!provati a scrivere ancora a Linda e sta volta vengo su a cividale e ti spezzo le gambe! chiaro??Mi sono rotto,adesso BASTA!!!!Provati a dirle che ti ho scritto e sei finito!

Ecco, volevo condividere questa poesia con tutti i miei lettori. Mi sembrava uno spreco lasciarla nella memoria del mio cellulare.

Un sentito grazie all’autore del messaggio. In questi giorni sto vivendo in una grotta di stalattiti e stalagmiti, virtualmente parlando. A parte che l’altro ieri sono stato promosso a cintura marrone-nera di jujitsu.

E son cose.

Delle istruzioni per l’uso

Quando senti il bisogno di farlo va bene qualsiasi cosa. Molte volte ti prepari e sei pronto con del materiale, altre volte prendi quello che c’è di più vicino a te in quel momento. Tanto va bene qualsiasi cosa.

Ho commesso il grave errore di prendere come materiale le istruzioni dell’orologio che ho acquistato oggi. Uno Swatch, modello classico, che estrarre il cellulare ogni volta mi dava fastidio.

Seduto sul trono, in mano il foglio. Sembrava innocuo, simile al foglio illustrativo dei medicinali, la stessa consistenza. E piegato terribilmente allo stesso modo, in stile mappa stradale.

Ero conscio di ciò a cui andavo incontro, ma ormai non potevo tirarmi indietro. Inizialmente le dimensioni del foglio erano circa 3 cm x 20 cm. Aperto completamente era qualcosa come 50 cm x 40 cm di istruzioni scritte in piccolo su funzioni che il mio orologio, essendo un modello classico, non ha.

Ho finito, Vabbè penso, Ripiego il foglio e lo cestino.

Ripiegare? Cosa? E’ che ci ho anche provato, a ripiegarlo. Pubblicherei anche delle foto. Solo che adesso, il foglio, come dire… Non c’è più.

Dello stringere la mano

Dalle mie parti esiste questa usanza curiosa, che consiste nello stringere la mano della persona che si ha appena conosciuto. Che poi, se si tratta di una ragazza, di solito si danno dei baci sulla guancia in un numero variabile da uno a tre, ma non ho mai capito quanti se ne debbano dare davvero, di baci.

Ad ogni modo, della stretta di mano, dicevo. Che se si incontra una persona va bene. Se è una. Ma se sono tante poi diventa problematico. E non è neanche questo.

Noi siamo due baldi e aitanti giovani, che vengono presentati a ben cinque giovani pulzelle. Per una frazione di secondo ci siamo tutti guardati negli occhi, capendo che stava per succedere l’irreparabile. Ma ormai era troppo tardi.

Ho dato la mano alla prima pulzella, il mio amico alla seconda ma io intanto stavo già dando la mano alla terza e poi lui alla quarta e poi mi sono perso in mezzo all’ingarbugliamento di braccia che si era creato tra noi, baldi e aitanti giovani, e loro, giovani pulzelle.

E niente, poi alla fine va bene così. Che ci si diverte con poco, noi.

Sono andato a cercarli

Lo so. Non è cosa buona e giusta, ma sono una di quelle persone che tendono a rimandare le cose. Anche quelle che potrei tranquillamente fare subito. Capita che potrei fare meno fatica facendo quelle cose piuttosto che rimandandole. Si chiama pigrizia.

Così ho sempre fatto per la benzina della mia auto. Non ho mai riempito il serbatoio se non fosse stato vuoto ma proprio vuoto che mi facevo i calcoli per arrivare a casa senza rimanere a secco.

I calcoli. Si, perchè la mia auto ha una cosa tecnologica che mostra, a seconda dei consumi, i chilometri di autonomia che rimangono da percorrere. Arrivato a casa della mia ragazza avevo circa 40 chilometri di autonomia. Così segnava il display. Tra casa mia e casa della mia ragazza sono circa 40 chilometri. Proprio come quelli segnati sul display. Allora ho pensato Vabbè, arrivo fino a casa e il pieno lo faccio domani mattina.

Sono le undici di sera, è buio, pioviggina. Salgo in auto e parto per tornare a casa mia. Do un’occhiata al display dell’autonomia e i chilometri cominciano a calare. Penso E’ normale, perché partendo si consuma di più. E invece. I chilometri precipitavano, quando ne ha segnati 20 ho cominciato a preoccuparmi sul serio. Inversione di marcia per tornare al distributore self service che avevo visto pochi minuti prima.

Eccolo, lo vedo, laggiù in fondo, il distributore. In quel momento la mia auto ha esalato l’ultimo respiro. Si è fermata a 300 metri, credo, più o meno. Intorno a me non c’era nessuno. Sono sceso e ho spinto l’auto, le scarpe scivolavano sull’asfalto bagnato. La prossima volta prendo un modello con l’ESP.

A pochi metri dalla pompa di benzina la strada era in leggera salita. Una salita che ha messo a dura prova i miei muscoli. Prova fallita miseramente. Giusto in quel momento si è fermata un’auto. E’ scesa una ragazza, le ho chiesto aiuto e assieme abbiamo spinto la mia auto più vicino che così ci sarei arrivato, con la pompa. Lei, la ragazza, dice che queste cose le sono successe spesso. Ha messo cinque euro e se n’è andata via.

Prendo il portafogli, non ho banconote. Era ovvio, me l’aspettavo. Per fortuna che questo distributore tecnologico accetta anche il bancomat. Non il mio però. Che faccio? Torno a piedi a casa della mia ragazza. Però non posso lasciare l’auto così, parcheggiata in diagonale davanti alla pompa di benzina. Scrivo un biglietto: “Senza benzina e senza soldi sono andato a cercarli. (Torno subito)”

Dissolvenza in nero

Intensi, questi ultimi giorni. Sono successe le peggio cose, in questi ultimi giorni.

Nella giornata di ieri credo di aver recuperato tre materie. Credo. Spero.

Mentre tutti gli altri compagni di classe partecipavano ad un torneo di pinball in aula informatica, io partecipavo al torneo di pinball con tutti gli altri compagni di classe in aula informatica.

Però niente, adesso ho gli esami ad agosto. La scuola, tuttavia, a me dissolve in nero lo stesso.

Delle cose perse

Stamattina, come tutte le mattine, mi sono svegliato.

E poi, stamattina, ho fatto tutto quello che faccio tutte le mattine. Questa mattina, però, ho fatto una cosa che non faccio tutte le mattine. Ho indossato l’elastico per capelli che la mia ragazza mi ha dato ieri.

Poi sono andato in bagno e mi sono guardato allo specchio e, come tutte le volte che mi guardo allo specchio, ho visto la mia immagine riflessa. A questo punto, però, mi sono accorto che l’elastico per capelli che la mia ragazza mi ha dato ieri non lo indossavo più.

E allora mi sono dispiaciuto perché me lo aveva dato la mia ragazza. E allora l’ho cercato dappertutto, ma proprio dappertutto, ma alla fine non l’ho trovato e non potevo continuare a cercarlo, ché dovevo anche andare a scuola, stamattina.

A scuola, dopo due ore di lezioni, mi sono accorto. L’elastico, quello che la mia ragazza mi ha dato ieri, era legato al mio polso.