Avevo previsto che sarebbe potuto succedere. Solo che quando mi siedo sul trono sono sempre sovrappensiero, e oggi è successo. Ho scoperto solo alla fine che la carta igienica non c’era. Neanche nell’armadietto dove di solito si tiene la carta igienica. Neanche lì c’era.
Niente panico, posso trovare una soluzione, ho pensato. Mi sono guardato in giro. C’erano tante riviste allettanti, ma ho pensato Forse è meglio considerarle se proprio non trovo nient’altro.
Si! Trovato! Le salviette rinfrescanti! Ancora non so perchè erano lì, sulla lavatrice, ma in fondo non è casa mia.
Davvero rinfrescanti.
Poi mi hanno detto che in realtà sono i panni per superfici, sulla confezione c’è scritto di non usarli per l’igiene personale.
Spero non si siano offese.
Stavo rifornendo la mia auto di carburante. C’erano tre pompe di benzina libere, e la simpatica signora anziana si metteva in coda dietro di me. Pazienza, non è perché è anziana, la signora. Io ho lavorato come benzinaio in passato, e ho visto che lo fanno proprio tutti.
La signora anziana ha abbassato il finestrino e mi ha chiesto una cosa. Non ho capito neanche una parola di quello che ha detto. Ho pensato che sono io che non sento bene o che il rumore della pompa le copriva le parole.
Mi sono avvicinato un po’, le ho chiesto di ripetere e almeno ho capito le parole:
A chi serve la benzina?
Così mi ha detto. Onestamente non sapevo cosa rispondere, ma forse avevo capito male.
Ci serve a noi la benzina?
Mi ha ripetuto la signora anziana. Io non volevo credere a quello che avevo sentito, non poteva succedere davvero a me una cosa simile. Che cosa potevo risponderle? Sono rimasto qualche secondo a guardarla negli occhi per cogliere un suggerimento, ma niente.
La simpatica signora anziana allora è scesa dall’auto, si è avvicinata, e come se dovesse spiegarlo a un bambino:
La benzina me la servo da sola o ci pensa il benzinaio?
Le piante (ovviamente quelle degli Stati Uniti, nord occidentali) vedono l’essere umano come una minaccia, e da un momento all’altro cominciano a produrre una tossina (ma solo se ci sono esseri umani nelle vicinanze) che spinge loro, gli esseri umani, a suicidarsi. Nel modo più truculento possibile. Tagliandosi le vene, infilzandosi la gola con una bacchetta fermacapelli, facendosi sbranare dai leoni dello zoo, o nel modo che più mi è piaciuto. Accendendo un tagliaerba (di quelli grandi) e sdraiandosi per terra aspettando che passi sopra il proprio corpo.

Come sia possibile che le piante siano mutate improvvisamente, producendo sostanze che causino proprio il sucidio e non più verosimilmente e banalmente il decesso, non ci è dato sapere. Molti fenomeni naturali non saranno mai capiti dalla scienza. Così dicono.

La pima scena ci sono due ragazze che passeggiano in un parco. Una delle due ragazze comincia a comportarsi in modo strano, e un momento dopo tutte le persone che erano in quel parco si fermano, immobili. Pensavo fossero quelli di Improv Everywhere, in questo. Poi sono morti tutti, quindi credo di no.

I popcorn grandi sono troppo grandi per due persone. Soprattutto se una perde la fame perchè impressionabile.
Dimenticavo. Positivo il fatto che dopo gli Stati Uniti – secondo la trama del film – tocca alla Francia. O meglio, ai francesi.
Qui a casa siamo quattro inquilini. Con quattro computers (con la esse perché è plurale). Di cui uno funzionante. Il mio.
Va da sè che sono costretto, fintanto che non riesco a sistemare gli altri computers, ogni tanto a condividere cotanta indispensabile tecnologia con tutti gli altri.
Io però controllo, cosa ci fanno, questi altri, col mio computer (senza la esse perché è singolare). E mi siedo accanto a loro, ascoltando i loro commenti al magico mondo dell’internets (con la esse perché una volta faceva ridere perché non lo sto a spiegare adesso).
Ho scritto “loro”, ma in realtà è successo una sola volta, col mio amico che d’ora in avanti chiamerò Pierre.
Pierre effettua il login in un popolare sito di social networking. Tra le tante cose, visita il profilo di una ragazza che non conosce, desideroso di vedere una sua foto, della ragazza.
Voglio vedere una sua foto, pensa Pierre. Pierre cerca nella pagina e nota con soddisfazione che c’è una raccolta di foto chiamata “Io”. Io, legge Pierre, C’è scritto “Io” ma c’è una foto di questo tipo qui. Pierre ingrandisce la foto. Pierre guarda meglio la foto. Ah, ma questo tipo è lei!
Prima sono uscito dal mio appartamento. Ho chiuso la porta e mi sono accorto che c’era qualcosa di strano. L’ambiente era più vuoto del solito, non lo riconoscevo. Il mio zerbino era scomparso.
Quando esco di casa io sono abituato a vederlo, il mio zerbino. Quasi non sembrava l’ingresso di casa mia, senza il mio zerbino. Ho aperto la porta per controllare che fossi davvero uscito da casa mia, e non da qualche altra abitazione.
Era davvero casa mia.
Le ragazzine, appena maggiorenni, neopatentate, che parcheggiano davanti al liceo.
Ci provano, scendono, si accorgono che l’auto è praticamente diagonale, risalgono, ci riprovano, scendono, si accorgono che è solo meno diagonale di prima.
La guardano ancora un po’, l’auto. Ma non risalgono. Agitano le braccia, dicono qualcosa ma non posso sentire cosa. Se ne vanno via e la lasciano così, l’auto.
Quando parcheggiavo io, le prime volte, me lo ricordano.
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