Ero in un’aula di scuola, da solo. C’erano ragazzi che correvano per i corridoi, che facevano baccano, che si divertivano. Non c’era lezione, quel giorno. E io ero in un aula, da solo.
Quando è comparso Hulk dietro di me non mi sono spaventato. In fondo è solo un personaggio dei fumetti, Hulk. In un film tutti sarebbero fuggiti via urlando, ma io no, sapevo che era finto, non avrebbe potuto farmi del male, Hulk. O forse si?
Il dubbio è bastato a farmi prendere dal panico. Mi sono lanciato verso l’uscita scaraventando in giro banchi e sedie ho sbattuto la porta dietro di me sono inciampato ho raggiunto l’aula accanto e mi sono chiuso dentro. Riprendendo fiato, appoggiato alla porta, ho pensato che sarebbe bastato rifugiarmi sotto un banco in fondo all’aula, per non farmi trovare.
I passi lenti di Hulk in corridoio scuotevano il pavimento, si stava avvicinando all’aula in cui mi trovavo. Non mi ha visto entrare, non può trovarmi, ho pensato. Si è fermato davanti all’ingresso. Silenzio.
La porta si è spalancata, sono entrati Pierre e Titto ridendo come scemi, dietro di loro una mia professoressa e altra gentaglia. Mi hanno scattato un paio foto, volevo coprirmi ma non capivo che cosa stava succedendo. Poi sono usciti tutti e mi hanno lasciato lì.
Io non voglio un compleanno. E’ solo una scusa per ricordarmi che sono vecchio.
Ogni sms di auguri che mi inviate è una pugnalata, lo capite?
Anche la macchinetta del bancomat mi ha fatto gli auguri. E’ stata una brutta giornata.
Sono sotto casa con alcuni miei amici. Alla radio si sente che un onda anomala alta sessanta metri avrebbe colpito la città da un momento all’altro, travolgendo tutto.
Nessuno si fa prendere dal panico. Per metterci in salvo sarebbe bastato tuffarsi in strada e stare sott’acqua finché l’onda non fosse passata.
Dopo pochi secondi comincio a sentire la terra tremare. L’arrivo dell’onda anomala alta sessanta metri è imminente. Sono pronto al tuffo, come tutti gli altri. L’avremmo fatto un attimo prima del passaggio.
Ecco l’onda, la vedo dietro a casa mia. E’ altissima, il riflesso del sole è accecante. Mi tuffo. Faccio molta fatica a rimanere sott’acqua perché tendo a risalire in superficie molto facilmente.
Anna non ce la fa, a rimanere sott’acqua. Risale piano piano, raggiunge la superficie e scompare, spazzata via dalla forza dell’onda anomala alta sessanta metri.
Pierre! Il tuo cane si sta accoppiando con la mia gamba! …ma è una femmina?
Allora la lascio fare…
Diretto da Uwe Boll. Lo stesso Uwe Boll che si è divertito ad adattare per il cinema rovinare videogiochi come Alone in the Dark e House of Death. Lo odiano tutti, nessun produttore di videogiochi vuole lavorare con lui.

Rito di una religione creata dall' amico di Postal Dude
La prima parte del film non c’entra quasi niente col videogioco. Le cose cambiano quando, mentre il tedesco Uwe Boll – che interpreta se stesso – viene intervistato ad una fiera tedesca in cui ammette di pagare i propri film con l’oro nazista, si presenta Vince Desi – che interpreta se stesso – e gli grida Cosa stai facendo al mio videogioco!!! Gli salta addosso e cominciano a picchiarsi.

Uwe Boll vs Vince Desi
Da quel momento in poi il film diventa praticamente uguale al videogioco. Più o meno. L’elenco dei riferimenti ad ogni modo è interminabile.

Un gatto usato come silenziatore
Sono tuttavia solo i riferimenti a far ridere. Almeno me. Non ha senso vederlo, il film, per chiunque non abbia mai almeno sentito parlare del videogioco. Insomma, prima giocate a Postal, poi guardatevi il film.

Postal Dude contro i cittadini di Paradise
Ho dovuto ottenerlo in modo illecito, il film, dato che in Italia è uscito in 3 (tre) sale. Prometto però di comprare il dvd appena uscirà, ad ottobre.

I regret nothing.
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