Solo come quando ti accorgi che manca la carta igienica.
Monthly Archive for November, 2008
6stato tu ad aprire sms…ora t succ cs bll…saba t fida cn la xso k ami…avrai voti bn e tt t vorranno…ma sl se invi sms a 15xso seno t succ cs brt.ritorno
-Ragazza anonima di 14 anni via sms
Sono al Centro Sociale da solo. Sono le due di notte ma riesco a sentire qualsiasi pericolosissimo rumore provenire dall’esterno. Prendo zaino e sacco a pelo e vado a bere qualcosa in cucina. Poi vado di sopra, butto tutto sui materassi, accendo il portatile e voglio scrivere qualcosa, ma prima mi metto nel sacco a pelo che fa un freddo boia.
Dove è il mio sacco a pelo.
Sul materasso non c’è. Sotto il materasso non c’è.
Sotto l’altro materasso non c’è, controllo tutta la stanza ma il sacco a pelo non lo trovo mica. CHI ha preso il mio sacco a pelo? Non sono da solo qui al Centro Sociale.
Accendo la luce delle scale, non c’è nessuno. Scendo le scale, giro l’angolo e non c’è nessuno. Accendo tutte le luci che trovo per non farlo nascondere nel buio, ma non lo trovo. Non trovo neanche il mio sacco a pelo. Vado in cucina e non è sulla panca e non è sul tavolo. Spengo la luce. Riaccendo la luce, non è sulla panca e non è sul tavolo.
Ultima possibilità, vado al bar. Beccato, il mio sacco a pelo, a leggere un libro sul punk rock.
Mi sentivo osservato. Tutti i miei compagni si aspettavano da me una soluzione. Fissavo il vuoto con uno sguardo intenso e concentrato, per dare ai miei compagni l’impressione che stessi davvero pensando a una soluzione. In realtà non avevo la minima idea sul come affrontare il problema, stavo solo pensando che con uno sguardo intenso e concentrato do l’impressione di pensare davvero a una soluzione.
Ho alzato lo sguardo, ho guardato tutti negli occhi e ho detto Va bene, vado.
Mi sono allontanato con passo svelto e deciso, per dare l’impressione che almeno sapessi dove accidenti stessi andando.
Arrivo all’ingresso, apro il cancello, butto sulla ghiaia sacco a pelo e zaino. Esco per prendere la bici e in quel momento passa lontano una volante della polizia. Penso Che sfiga ed entro velocemente. Appoggio la bici a terra e comincio a chiudere la catena col lucchetto. Faccio un giro di catena. Faggio due giri di catena. Sento un’auto entrare nella via e avvicinarsi all’edificio. Cerco di chiudere il lucchetto più velocemente che posso l’auto si ferma davanti al cancello chiudo il lucchetto mi abbaglia coi fari mi giro e corro come un matto dietro a un muro.
Da dietro l’angolo spio quello che sta succedendo. Dalla mia posizione non posso vedere l’ingresso senza essere visto a mia volta, sto dunque in silenzio ad ascoltare. L’auto è ferma a motore spento. Sento piano piano dei passi sulla ghiaia, non riesco a capire se è entrato qualcuno o meno. Sento il rumore della catena. Non è entrato, per il momento. Primo pensiero Se è la polizia che se ne vadano subito. Secondo pensiero Dove sono le spranghe.
Da fuori la voce di una signora: Alberto?
Aspetto un paio di secondi e piano piano, timidamente, esco allo scoperto e mi avvicino al cancello. La madre del mio amico Alberto mi chiede se c’è suo figlio. No signora, suo figlio è andato a casa, non è qui.
Ero in auto con un mio amico. Guidava lui, io stavo scrivendo qualcosa col portatile, seduto sul sedile del passeggero.
Non ricordavo che giorno fosse e dovevo inserire la data nel testo. Pensavo sarebbe stato più facile chiederlo al mio amico piuttosto che leggerlo sul calendario.
Pensavo sbagliato. Fermi al semaforo gli ho chiesto Che giorno è oggi? Lui mi ha risposto E’ una moto.
Mi ha telefonato una signora di non so quale compagnia telefonica per una promozione sul piano tariffario.
No, il signore che cerca non c’è.
No, non sono il padre.
Sono il figlio.
In realtà quotare qualcuno significa proprio un bel niente
Che inculata
E poi un giorno si muore


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