Si è girato dall’altra parte

Ero seduto per terra, sul cemento, sull’erba, appoggiato a un cancello di metallo. Da tanto tempo non sentivo quel profumo, profumo di terra, di erba, di natura, mi ha fatto ricordare quando ero piccolo e giocavo a nascondino con gli amici sotto casa. Ero bravissimo, riuscivo a mimetizzarmi nell’erba, nessuno riusciva a vedermi e vincevo sempre. 

Mi sono mancate le forze, improvvisamente. Le mi gambe erano abbandonate per terra, immobili. La testa era appoggiata al cancello, ma non mi dava fastidio. Fissavo l’edificio abbandonato, davanti a me, oltre le rotaie della stazione. Sotto il cielo azzurro di una giornata fredda, avevo le mani congelate.

Non stavo ascoltando musica, mi ero tolto gli auricolari, però mi ero dimenticato di spegnere, la sentivo ancora, la musica, più piano degli alberi e degli uccellini. Sotto le auto, sotto i treni, sentivo ancora la musica.

E guardavo l’edificio, sotto quel cielo azzurro. 

Sotto quel cielo azzurro. 

Dietro l’edificio. Come un’onda altissima, nera. Ma non acqua nera. Più un fumo disordinato, movimentato, un formicolio di corvi neri si mangiava l’azzurro del cielo. Prima lentamente, fino a sopra l’edificio abbandonato, poi di colpo tutto nero, il cielo tutto nero. 

Il formicolio si è fermato, il cielo era immobile. Un corvo si stava staccando, come fosse stato appiccicato con una colla insufficiente. Si è staccato e cadeva, verso terra, schiantandosi sull’asfalto in una nuvola di penne e piume, e sangue e grumi di interiora schizzati in giro in giro. Cadeva il secondo corvo, poi un altro e anche il quarto, una pioggia di corvi precipitava al suolo con tonfi radioattivi ritmati da un contatore Geiger.

Ho scosso un po’ la testa, non avevo male. Il cielo era azzurro, anzi no, grigio. Faceva freddo, avevo le mani congelate. Il cancello mi dava fastidio alla schiena. Sono riuscito ad alzarmi, riuscivo a sentirmi le gambe. Il sole che avevo alle spalle non riusciva a darmi fastidio agli occhi, camminavo dalla parte opposta senza pensare al tempo che mi guardava da lontano. Gli ho fatto ciao con la mano, lui non mi ha risposto 

e si è girato dall’altra parte.

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