In realtà quotare qualcuno significa proprio un bel niente
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È dura ammetterlo. Tutti noi usiamo Windows Live Messenger. A causa della sua capillarità (io uso sempre come scusa Lo usano tutti i miei amici) o a causa del suo apparentemente inspiegabile successo.
Tra tutte le odiose, fastidiose e irritanti feature di Windows Live Messenger la peggiore è senz’altro la possibilità di utilizzare emoticon personalizzate. Le emoticon personalizzate. Il solo nome mi fa rabbrividire. Gif animate come questa o - peggio - questa .
Ho passato gli anni da quando ho chattato con la prima adolescente a pochi giorni fa odiandole, le emoticon personalizzate. Ho provato a disattivarle, ma poi non capivo messaggi come “:xfghxx” o “<12fg-3″ quando in effetti erano usate correttamente. Semplicemente ignorare i messaggi? Spesso mi interessavano. Che fare? Niente, sono pigro e ho sempre cliccato col tasto destro per capire il testo usato per scriverle. Fino a pochi giorni fa.
Cos’è successo? Ho scoperto che in realtà quei messaggi sono dei fottuti rebus! Rebus! E io che compravo la settimana enigmistica quando i miei contatti di Messenger me li hanno sempre forniti gratis! Rebus molto più ardui dei soliti dato che: non viene suggerito il numero di lettere, le frasi non sono in italiano e - molto più frequentemente - l’emoticon può non c’entrare nulla con la parola scritta.
Altro che rebus o cruciverba, Windows Live Messenger può essere più arduo della pagina della sfinge. Anche io da ora in poi renderò più coloriti i miei messaggi con le emoticon personalizzate, per stimolare l’intelligenza dei miei contatti e creare un mondo migliore.
Uccidetemi.
Una coppietta di sposini va in Giappone e gli spiriti uccidono tutti.
Uno di quei film da noleggiare in DVD se hai quindici anni, come scusa per una serata in cui ci provarci con l’amica di infanzia che ti piace da sempre ma non hai mai avuto il coraggio di dirglielo. Sperando che in quelle scene in cui c’è il silenzio che anticipa un colpo lei ti salti addosso dalla paura abbracciandoti scatenando le tue fantasie più spinte.
Non accadrà. Non avrai più fortuna di quella che non ho avuto io ai miei tempi.
Diretto da Uwe Boll. Lo stesso Uwe Boll che si è divertito ad adattare per il cinema rovinare videogiochi come Alone in the Dark e House of Death. Lo odiano tutti, nessun produttore di videogiochi vuole lavorare con lui1.
La prima parte del film non c’entra quasi niente col videogioco. Le cose cambiano quando, mentre il tedesco Uwe Boll - che interpreta se stesso - viene intervistato ad una fiera tedesca in cui ammette di pagare i propri film con l’oro nazista, si presenta Vince Desi2 - che interpreta se stesso - e gli grida Cosa stai facendo al mio videogioco!!! Gli salta addosso e cominciano a picchiarsi.
Da quel momento in poi il film diventa praticamente uguale al videogioco. Più o meno. L’elenco dei riferimenti ad ogni modo è interminabile.
Sono tuttavia solo i riferimenti a far ridere. Almeno me. Non ha senso vederlo, il film, per chiunque non abbia mai almeno sentito parlare del videogioco. Insomma, prima giocate a Postal, poi guardatevi il film.
Ho dovuto ottenerlo in modo illecito, il film, dato che in Italia è uscito in 3 (tre) sale. Prometto però di comprare il dvd appena uscirà, ad ottobre.
WTF?
Ho noleggiato il DVD questo pomeriggio. Lo sto guardando per la seconda volta in questo momento e comincio a capirci qualcosa, ora.
Dico solo che c’è un viaggio nel tempo, uno che prevede il futuro ma non lo sa, gente che perde la memoria e incontra il sé stesso del passato. O del presente, non so.
Poi c’è la fine del mondo. Ovviamente. In fondo il regista è quello di Donnie Darko.
L’ho visto solo per colpa sua che mi aveva incuriosito linkando il trailer. Però alla fine penso che quei 145 (x2) minuti non li ho persi per sempre. I film che poi devi riguardarli per capirli mi piacciono. A me.
Ricordo quando giocai a Hitman per la prima volta. Il videogioco.
L’agente 47 è un sicario. Calvo, con un codice a barre dietro la nuca, veste sempre un completo elegante e guanti di pelle. Freddo, distaccato, uccide gli obiettivi indicati dall’agenzia cercando di non lasciare tracce e cercando di non farsi vedere da nessuno, per ricevere un maggior compenso. A volte si traveste, magari usando gli abiti di una persona appena uccisa, per non farsi riconoscere da nessuno nonostante la pelata e il codice a barre.
Me ne sono innamorato subito. Ecco perché ho da scrivere un paio di cose.
47 non è un orfano. Non è un bambino abbandonato. E’ un clone. E tutti gli altri cloni - come suggerisce il nome - sono uguali. Identici.
47 non è ironico. Mai. Non prova nulla, è freddo. Va bene, non uccide la gnocca, ma non scherza con lei. Non può.
A parte questo niente. Il film mi è piaciuto, ma forse solo perchè amo il videogioco. Ma forse no.
Le piante (ovviamente quelle degli Stati Uniti, nord occidentali) vedono l’essere umano come una minaccia, e da un momento all’altro cominciano a produrre una tossina (ma solo se ci sono esseri umani nelle vicinanze) che spinge loro, gli esseri umani, a suicidarsi. Nel modo più truculento possibile. Tagliandosi le vene, infilzandosi la gola con una bacchetta fermacapelli, facendosi sbranare dai leoni dello zoo, o nel modo che più mi è piaciuto. Accendendo un tagliaerba (di quelli grandi) e sdraiandosi per terra aspettando che passi sopra il proprio corpo.

Come sia possibile che le piante siano mutate improvvisamente, producendo sostanze che causino proprio il sucidio e non più verosimilmente e banalmente il decesso, non ci è dato sapere. Molti fenomeni naturali non saranno mai capiti dalla scienza. Così dicono.

La pima scena ci sono due ragazze che passeggiano in un parco. Una delle due ragazze comincia a comportarsi in modo strano, e un momento dopo tutte le persone che erano in quel parco si fermano, immobili. Pensavo fossero quelli di Improv Everywhere, in questo. Poi sono morti tutti, quindi credo di no.

I popcorn grandi sono troppo grandi per due persone. Soprattutto se una perde la fame perchè impressionabile.
Dimenticavo. Positivo il fatto che dopo gli Stati Uniti - secondo la trama del film - tocca alla Francia. O meglio, ai francesi.
Finalmente anche io l’ho visto.
Le mie aspettative erano elevate, e questo film è riuscito a darmi anche di più. Ma in effetti avrei sbavato anche se per due ore avessero proiettato il trailer di Step-Up 2.

Iron Man è uno di quei film che se non ti piace ancora prima di entrare in sala poi pensi che sia stata una cagata. Per capire a chi è piaciuto basta contare le persone rimaste in sala a guardarsi i titoli di coda fino alla fine. Sono gli appassionati che sapevano di una scena di pochi secondi in cui - tanto a chi dispiacerebbe lo spoiler l’ha già vista, e agli altri non frega un cazzo - Nick Fury informa Stark dell’iniziativa dei Vendicatori.

Dico che è un film meraviglioso forse perchè sono stato ipnotizzato dagli effetti speciali, ma ci sono alcune cose che non ho ben capito.
Come fanno i cattivi a non accorgersi che Tony Stark non sta costruendo un missile ma un armatura se lo tengono sotto controllo continuamente? Si, simpatica la scenetta in cui i terroristi cercano invano di confrontare la foto di un missile con ciò che Tony stava costruendo, ma non posso credere che dopo averlo scoperto, dopo aver visto i progetti e un pezzo di armatura, non solo il cattivone lo lascia continuare, ma si esibisce in un credibile “OH NOES!! Allora non era un missile! Ma tanto io sono figo e carico in slow motion la mia super-arma-che-con-un-colpo-polverizza-un-muro-di-roccia per poi sparare il mio unico colpo mancando l’obiettivo da pochi metri!”. Mah.

E poi c’era qualcos’altro, ma chissenefrega, è Iron Man! E quando uccide i terroristi senza ferire gli ostaggi? E quando fa esplodere il carro armato? E l’inseguimento con gli F22?

Da rivedere.
Senza popcorn però, che mi sono deconcentrato che a un certo punto mi si era incastrato da qualche parte in bocca un pezzo che non si riesce a capire dov’è ed è impossibile da togliere e soffoco e muoio.
Di solito se un film ha un nome impronunciabile sarà bello.
Che poi però alla fine non so, è uno di quei film che ti lasciano con una sensazione di piacere, ma non sai perchè, sai che sono belli ma non c’è un motivo.
Sono andato a vederlo perchè avevo voglia di provare ad assistere un’opera che mi avrebbe fatto riflettere, perchè volevo essere accompagnato in un percorso spirituale dal quale uscirne cresciuto e arricchito, perchè… ecco…
Perchè mi hanno costretto!!! Si è vero mi hanno costretto! Io non ci volevo andare, volevo andare a vedere Iron Man! Esplosioni! Sangue! Azione! Io non volevo andare a vedere questo… Io volevo Iron Man…
Però c’è Natalie Portman nuda. (Rileggere il secondo paragrafo).
Oggi sono tornato dal 1st European Stage Martial Arts Kranjska Gora 2008.
Ho alloggiato al Larix Hotel e per fortuna ho dovuto dormirci una notte sola.

La camera aveva un odore strano. Una puzza particolare, a cui per fortuna ci si abituava dopo qualche secondo. Non voglio neanche immaginare da dove proveniva, ho preferito sorvolare.
E vabbè l’odore, ci si abitua e non ci si fa caso. Io ho avuto tre sessioni di allenamenti di tre ore, e ciò che mi serviva era fondamentalmente il bagno.

Il bagno. La prima volta che ci sono entrato ho pensato a quanto piccola fosse la vasca da bagno. Era il lavandino. Il lavandino era grande quanto la doccia. I suoi bordi, grande opera ingegneristica, erano obliqui. Una persona vorrebbe appoggiarci qualcosa sopra, senza che cada dentro, e invece no, sarebbe troppo semplice. Devi incastrare gli oggetti in giro per il bagno, perchè non esiste una mensola.
Vorrei conoscere chi l’ha progettato, davvero. Si, lo spazio disponibile non era dei migliori, ma non riesco immaginarne una gestione peggiore. In doccia si faceva fatica a stare impiedi senza toccarne le pareti, che non avevano un aspetto molto solido. Con ogni piccolo movimento avevo paura di sfondarle e cadere rovinosamente a terra.
Che poi c’era il rubinetto messo in posizione strategica. Dato lo spazio non era possibile muoversi senza spingerlo. Il risultato è che girandomi ho urtato la leva, regolando la temperatura tutta a destra, sul freddo. C’è stata una frazione di secondo in cui il tempo si è fermato, e ho avuto modo di accorgermi della cazzata che ho fatto e delle drammatiche conseguenze.
Con un gesto improvviso e istintivo ho spinto la leva tutta a sinistra sul caldo.
Enorme cazzata.
Mi sono prima ibernato, e poi ustionato. Non è stato bello.

I letti. Con i materassi bassi e imbottiti di aria. Sotto i materassi, un piano di compensato. Ho avuto la pessima idea di lanciarmici sopra di culo.
Speravo in doghe, o al limite a delle molle. Che ingenuo.
I cuscini quadrati sono studiati apposta per far venire il torcicollo a chi li usa per dormire. Ma non è tanto quello. Sono le coperte. Le coperte erano larghe quanto il materasso. E lunghe quanto il materasso. Che comunque erano coperte invernali. E lì dentro faceva caldo. Caldissimo. E il termostato ovviamente era nascosto. C’è stata una caccia al tesoro per trovarlo. Era dietro ad una tenda.

Il cibo. I pasti erano meravigliosi. Non perchè il cibo fosse buono. Magari. Gli spaghetti erano crudi. Non nel senso che fossero al dente, nel senso che erano proprio come usciti dalla confezione.
Meravigliosi perchè a prezzo fisso era possibile mangiare a volontà, self service.
Ma ho fatto male ad approfittarne abbuffandomi con sette portate. Non mangerò per una settimana.
Ultimo, ma non meno importante, nel guardaroba vicino alla reception, per terra, c’era una confezione di wurstel. Con due wurstel dentro.
E all’ingresso luccicavano quattro belle stelle.
(Al casinò ho perso l’esorbitante cifra di 2 euro, però ho rischiato questo.)



















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