Archive for the 'Sogni' Category

Diretta con Kappa in corsivo

Che c’era

Lamadonna

sticristi

dio è un fattone, per essersi creato una cazzata come l’universo

mi stavo sciogliendo e un tipo se l’è risa tantissimo

e c’è un digot che si ricostruisce la mia vita con gli sms

Un digot?

qua tutti parlano ma nessuno dice niente

Ti stai perdendo

qui parlano della crisi della safilo

mangiamo carne di ragno è buonissima

Oddio si

quando ride il digottino lol

Chi è il digottino?

qui c’è wolf che risolve i problemi

Oddio ma dove cazzo sei finito?xD

sono in un fottuto

e gira tutto intorno alla stanza mentre si danza

Sembra uno svarione

Ho passato il pomeriggio a casa di un tipo che non conosco a sbongiare mentre due tipi giocavano a Naruto su un megaschermo

Solo un punto incandescente

Lui allungò la mano verso di me porgendo una diera, io allungai la mano verso di lui per raggiungerla.

Stavo quasi per sfiorare il filtro tra le sue dita sporche di terra quando lui ritirò la mano di scatto, allontanò il filtro da me e disse, Cip!

Dall’oscurità che ci circondava, sentii dire, Ciòp!

Due righe verdi luminosissime che si estendevano incrociandosi all’infinito per collassare in due punti vicini che brillavano, due fessure che si avvicinarono scoprendo il viso di una ragazza asiatica che si avvicinò a lui e prese il filtro.

Si girò, lei, e tornò nell’oscurità.

Solo un punto incandescente.

Si è girato dall’altra parte

Ero seduto per terra, sul cemento, sull’erba, appoggiato a un cancello di metallo. Da tanto tempo non sentivo quel profumo, profumo di terra, di erba, di natura, mi ha fatto ricordare quando ero piccolo e giocavo a nascondino con gli amici sotto casa. Ero bravissimo, riuscivo a mimetizzarmi nell’erba, nessuno riusciva a vedermi e vincevo sempre. 

Mi sono mancate le forze, improvvisamente. Le mi gambe erano abbandonate per terra, immobili. La testa era appoggiata al cancello, ma non mi dava fastidio. Fissavo l’edificio abbandonato, davanti a me, oltre le rotaie della stazione. Sotto il cielo azzurro di una giornata fredda, avevo le mani congelate.

Non stavo ascoltando musica, mi ero tolto gli auricolari, però mi ero dimenticato di spegnere, la sentivo ancora, la musica, più piano degli alberi e degli uccellini. Sotto le auto, sotto i treni, sentivo ancora la musica.

E guardavo l’edificio, sotto quel cielo azzurro. 

Sotto quel cielo azzurro. 

Dietro l’edificio. Come un’onda altissima, nera. Ma non acqua nera. Più un fumo disordinato, movimentato, un formicolio di corvi neri si mangiava l’azzurro del cielo. Prima lentamente, fino a sopra l’edificio abbandonato, poi di colpo tutto nero, il cielo tutto nero. 

Il formicolio si è fermato, il cielo era immobile. Un corvo si stava staccando, come fosse stato appiccicato con una colla insufficiente. Si è staccato e cadeva, verso terra, schiantandosi sull’asfalto in una nuvola di penne e piume, e sangue e grumi di interiora schizzati in giro in giro. Cadeva il secondo corvo, poi un altro e anche il quarto, una pioggia di corvi precipitava al suolo con tonfi radioattivi ritmati da un contatore Geiger.

Ho scosso un po’ la testa, non avevo male. Il cielo era azzurro, anzi no, grigio. Faceva freddo, avevo le mani congelate. Il cancello mi dava fastidio alla schiena. Sono riuscito ad alzarmi, riuscivo a sentirmi le gambe. Il sole che avevo alle spalle non riusciva a darmi fastidio agli occhi, camminavo dalla parte opposta senza pensare al tempo che mi guardava da lontano. Gli ho fatto ciao con la mano, lui non mi ha risposto 

e si è girato dall’altra parte.

Pomodori giganti

Ero con la mia ex, ma lei non era esattamente la mia ex, era sì il corpo della mia ex, ma si comportava come un’altra mia ex. E comunque era la mia ragazza. 

Dovevamo tornare a casa in treno ma l’ultimo treno era già partito, prendiamo i biglietti della corriera ma la perdiamo, per colpa mia. Non era colpa mia ma la mia ragazza ha dato la colpa a me e poi si è anche arrabbiata.

Allora torniamo a casa in auto. Saliamo io, mia madre alla guida e altre persone che non so chi sono. Partiamo e io mi offro di guidare, mi dicono di no e un minuto dopo facciamo incidente.

Scendo dall’auto e vedo sparsi per la strada dei pomodori giganti. Un bambino comincia a giocarci e ne rompe uno. Io gli grido Fermo! Quelli ci servono per far andare l’auto! Li raccogliamo tutti e li mettiamo nella caldaia.

A questo punto l’auto si trasforma in una moto, ma poi si trasforma in un enorme rettangolo con le ruote, e io mi incazzo con mia madre perchè non voglio stare in uno dei balconcini che ci sono fuori.

Siamo nella stessa lacrima

Era il giorno di capodanno, sarei stato in casa di un mio amico con un’altra decina di persone per qualche giorno, per festeggiare. Io conoscevo solo questo mio amico e forse avevo già visto in giro qualcuno dell’altra decina di persone e, quest’altra decina di persone, si trovavano nella mia stessa condizione.

La sera sono rimasto in cucina a preparare la cena con una ragazza carina e un altro ragazzo. La ragazza cucinava, io e l’altro guardavamo. Poi in un momento di silenzio la ragazza ha cominciato a canticchiare Siamo nella stessa lacrima… Come un sole e una stella… Io e il mio amico ci siamo guardati negli occhi increduli perché – cazzo – era brava! Sottovoce allora gli ho chiesto, Ma è mica Elisa? E lui ha fatto una faccia strana per dire che non lo sapeva. La ragazza ci ha guardati e ha fatto un sorriso vedendo quanto eravamo buffi io e quell’altro. 

Io allora sono andato subito nell’altra stanza, ho preso il portatile, acceso, connesso a internet, Youtube, Elisa, Luce, cazzo era proprio lei.

Guerriglia

Sono in un capannone. Dietro di me c’è la mia ragazza. Intorno a noi solo persone che fuggono, vetri infranti, urla. Un motore di autobomile coperto di sangue cade lì a pochi metri.

Alcuni spagnoli stavano erigendo delle barricate. Vorrei capire dove sono e che cosa sta succendendo ma ho il terribile bisogno di scappare.

Sentiamo un boato, la terra trema, corriamo fuori dal capannone e ci troviamo nella piazza di una qualche città storica. Dalla strada principale, lontano da noi, sbucano dei soldati tedeschi della seconda guerra mondiale con i carrarmati che travolgono le barricate spagnole. Da dietro un angolo escono altri tedeschi con un cannone e ce lo puntano contro.

Io e la mia ragazza ci guardiamo negli occhi un istante e grido Scappiamo! Via! Via!  il proiettile ci manca distruggendo il muretto dietro di noi.

Corriamo lungo una strada  ma veniamo separati da una di quelle reti verdi, che divideva il marciapiede dove ero rimasto io dal giardino in cui era finita lei. Penso che in effetti in strada c’è la possibilità di trovare tedeschi quindi prendo la rincorsa, seguo la rete e al momento giusto salto, afferro un paletto della rete e con un salto mortale la scavalco.

Caduto dall’altra parte batto la testa, vedo tutto grigio, sento la canzone più bella del mondo. Stavo indossando l’auricolare del mio cellulare, era partito il lettore multimediale. La mia ragazza mi chiede Ma perchè tieni un auricolare? E io Perchè se mi arriva un messaggio lo sento. Ma sei scemo?

Ricevo un messaggio, lo sento, mi sveglio, ho ricevuto un messaggio. È la mia ragazza, mi ha scritto Scemo, dove sei?

Aveva combinato un guaio

Che sonno. Per poco si sarebbe addormentato sul lavoro. Non possono però pretendere che rimanga sveglio per ore – ad annoiarsi – senza il rischio che si addormenti.

Pazienza. Un altro sorso di caffè, una stropicciatina agli occhi e concentrazione.

Meno male che non ha cominciato a fumare, anche se ci ha provato. Più volte. Troppa paura delle conseguenze del fumo sull’organismo minacciategli da sempre, per prendere il vizio. Comunque è vietato fumare, qui dentro.

È sempre stato una persona curiosa. Da piccolo entrò di nascosto nell’ufficio del padre, dove non gli era concesso entrare. Era affascinato da tutte quelle luci che si accendevano e dalle immagini che apparivano sullo schermo. Provò allora a premere qualche pulsante a caso per vedere quello che sarebbe successo. Un allarme partì con una sirena assordante, costringendolo a scappare e a nascondersi, aveva combinato un guaio. 

È da quel giorno che non vede più suo padre.

Ottimo lavoro, ragazzo

Stavo tornando a casa.

Cadde una bomba.

Finii a terra per lo spostamento d’aria, stordito. Non feci in tempo a capire cosa stesse succedendo che ne cadde un’altra e un’altra ancora. Cominciai a sentire intorno a me spari ed elicotteri dai quali scendevano soldati. Riconobbi le armi, dovevano essere americani.

Ero in mezzo a un campo di battaglia, senza un posto per nascondermi. Ero tra gli americani circondati da cinesi. Si uccidevano a vicenda.

Uno dei cinesi corse verso di noi imbracciando un fucile. Io mi alzai per fermarlo e venni colpito da qualche proiettile. Non sentii dolore, mi si offuscò la vista, feci due passi zoppicando e lo accoltellai. Gli presi il fucile e mi gettai dietro ai sacchi per riprendermi.

Mi rialzai e corsi come un pazzo verso i cinesi, tra le buche delle granate e i cadaveri. Senza rendermene conto ero in qualche modo finito dietro le linee nemiche, apparentemente solo. Vidi un uomo in abiti civili con un fucile da cecchino. Pensava di sparare ai cinesi da dietro. Io mi avvicinai, gli dissi Amico, io sparo meglio. Gli presi il fucile e gli dissi di tornare a casa.

Era un’ottima idea, peccato che gli americani non capirono che io ero dalla loro parte. Mandarono un elicottero equipaggiato di M60 a uccidere me, unico cinese superstite. Non avevo speranza di farmi riconoscere, cercai piuttosto di abbattere l’elicottero ma non ci riuscii. Ero bravo a nascondermi e il pilota fu costretto ad atterrare. Una bomba cadde in quel punto e l’elicottero esplose. 

Il comandante delle forze americane apparve dal nulla e mi disse Ottimo lavoro ragazzo, li abbiamo sconfitti.

Impressione di essere convinto

Mi sentivo osservato. Tutti i miei compagni si aspettavano da me una soluzione. Fissavo il vuoto con uno sguardo intenso e concentrato, per dare ai miei compagni l’impressione che stessi davvero pensando a una soluzione. In realtà non avevo la minima idea sul come affrontare il problema, stavo solo pensando che con uno sguardo intenso e concentrato do l’impressione di pensare davvero a una soluzione.

Ho alzato lo sguardo, ho guardato tutti negli occhi e ho detto Va bene, vado.

Mi sono allontanato con passo svelto e deciso, per dare l’impressione che almeno sapessi dove accidenti stessi andando.