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Quello Che Viene Da Udine

Ho partecipato per la prima volta a uno di quegli eventi dove gente buffa che fa cose bizzarre si incontra per dirsi le stesse cose che si dicono sempre, ma vis-à-vis. Sono stato taggato immediatamente come Quello Che Viene Da Udine già che nessun altro pazzo si sarebbe mai sognato di farsi sei ore di treno per ubriacarsi con gente mai incontrata prima in vita propria. 

Io sinceramente mi aspettavo tanti fighetti sfoggianti strani gadget tecnologici a vantarsi del proprio PageRank che io non so neanche quanto vale il mio1, e infatti è proprio quello che ho trovato (in realtà sarebbe la descrizione di Livefast2, ma ammettiamolo che siamo un po’ tutti così).

Nell’invito c’era scritto fino “a prosciugamento cantine” e io non pensavo fosse un’iperbole. Ero cioè convinto che in venticinque persone avremmo concretamente prosciugato le cantine. È che noi friulani abbiamo altri standard.

Io ad esempio ho bevuto poco.

A fine serata, barcollando, senza l’aiuto di Piero non avrei mai raggiunto la stazione e non sarei mai riuscito a fare il biglietto del treno. Ci ho provato fallendo miseramente, a fare il biglietto, più volte. In treno volevo connettermi all’Interwebs con la Internet Key ma il Macbook non me la riconosceva. Io la inserivo e la disinserivo ma era come se non ci fosse. Poi mi sono accorto che stavo inserendo il device usb nella porta ethernet.

Ora che questo blog ha perso tutta la scarsa dignità rimasta – niente, ci si vede alla prossima, ché alla fine non è stato mica male, anzi.

  1. un po’ come per la lunghezza del pene []
  2. Ha tanto pregato di linkarlo, ma finché non metterà nell’header del suo blog un link alla home page continuerò a odiarlo []

Asciugamani elettrico che funziona al contrario

L’asciugamani elettrico del Bar Centro Studi quando si accende sputa già aria calda, poi dopo un po’ l’aria diventa fredda. Io di solito ero abituato al contrario.

Checklist

In autostrada superare a 230 un auto della polizia; fatto.

Se no il contr

6stato tu ad aprire qst mex..ora t accadranno cs bll..sabato la xsn k ami t dirà ti amo!,voti buoni,tt t vorranno..ma sl se invi qst mex a 15xsn se no il contr!

Stiamo migliorando…

Dadi blu

Ieri sera ho giocato a Risiko con la mia ragazza, gli dissi.

Lui mi rispose, candidamente, spostando per un momento il suo sguardo su di me e alzando il sopracciglio, Ma fare sesso no?

Cioè

Cioè?

Cioè cosa?

Cioè chi.

Chi cosa?

Si è girato dall’altra parte

Ero seduto per terra, sul cemento, sull’erba, appoggiato a un cancello di metallo. Da tanto tempo non sentivo quel profumo, profumo di terra, di erba, di natura, mi ha fatto ricordare quando ero piccolo e giocavo a nascondino con gli amici sotto casa. Ero bravissimo, riuscivo a mimetizzarmi nell’erba, nessuno riusciva a vedermi e vincevo sempre. 

Mi sono mancate le forze, improvvisamente. Le mi gambe erano abbandonate per terra, immobili. La testa era appoggiata al cancello, ma non mi dava fastidio. Fissavo l’edificio abbandonato, davanti a me, oltre le rotaie della stazione. Sotto il cielo azzurro di una giornata fredda, avevo le mani congelate.

Non stavo ascoltando musica, mi ero tolto gli auricolari, però mi ero dimenticato di spegnere, la sentivo ancora, la musica, più piano degli alberi e degli uccellini. Sotto le auto, sotto i treni, sentivo ancora la musica.

E guardavo l’edificio, sotto quel cielo azzurro. 

Sotto quel cielo azzurro. 

Dietro l’edificio. Come un’onda altissima, nera. Ma non acqua nera. Più un fumo disordinato, movimentato, un formicolio di corvi neri si mangiava l’azzurro del cielo. Prima lentamente, fino a sopra l’edificio abbandonato, poi di colpo tutto nero, il cielo tutto nero. 

Il formicolio si è fermato, il cielo era immobile. Un corvo si stava staccando, come fosse stato appiccicato con una colla insufficiente. Si è staccato e cadeva, verso terra, schiantandosi sull’asfalto in una nuvola di penne e piume, e sangue e grumi di interiora schizzati in giro in giro. Cadeva il secondo corvo, poi un altro e anche il quarto, una pioggia di corvi precipitava al suolo con tonfi radioattivi ritmati da un contatore Geiger.

Ho scosso un po’ la testa, non avevo male. Il cielo era azzurro, anzi no, grigio. Faceva freddo, avevo le mani congelate. Il cancello mi dava fastidio alla schiena. Sono riuscito ad alzarmi, riuscivo a sentirmi le gambe. Il sole che avevo alle spalle non riusciva a darmi fastidio agli occhi, camminavo dalla parte opposta senza pensare al tempo che mi guardava da lontano. Gli ho fatto ciao con la mano, lui non mi ha risposto 

e si è girato dall’altra parte.

I pomeriggi

Oggi una mia amica mi ha detto che tra le altre cose ha passato i pomeriggi a leggersi questo blog.

Io certa gente non la capisco.

Quanto sta male questo

Vedevo da lontano, seduti sugli scalini della biblioteca, un mio amico e una ragazza. 

Mi sono avvicinato lentamente, con le mani a riscaldarsi nel tascone della felpa, e il cappuccio in testa. 

Il cappuccio che mi copriva il volto e gli occhi rossi impediva al mio amico di riconoscermi, forse. Quando ero ormai a pochi metri si è sentita chiaramente la voce della ragazza, Guarda quanto sta male questo…

Quanto sta male questo. 

Ha dipinto la mia immagine in quattro parole. Poi ho scoperto (mi hanno detto) che ne bastava una: straleso.

Poi non mi ricordo.

Pomodori giganti

Ero con la mia ex, ma lei non era esattamente la mia ex, era sì il corpo della mia ex, ma si comportava come un’altra mia ex. E comunque era la mia ragazza. 

Dovevamo tornare a casa in treno ma l’ultimo treno era già partito, prendiamo i biglietti della corriera ma la perdiamo, per colpa mia. Non era colpa mia ma la mia ragazza ha dato la colpa a me e poi si è anche arrabbiata.

Allora torniamo a casa in auto. Saliamo io, mia madre alla guida e altre persone che non so chi sono. Partiamo e io mi offro di guidare, mi dicono di no e un minuto dopo facciamo incidente.

Scendo dall’auto e vedo sparsi per la strada dei pomodori giganti. Un bambino comincia a giocarci e ne rompe uno. Io gli grido Fermo! Quelli ci servono per far andare l’auto! Li raccogliamo tutti e li mettiamo nella caldaia.

A questo punto l’auto si trasforma in una moto, ma poi si trasforma in un enorme rettangolo con le ruote, e io mi incazzo con mia madre perchè non voglio stare in uno dei balconcini che ci sono fuori.