Ricordo quando giocai a Hitman per la prima volta. Il videogioco.
L’agente 47 è un sicario. Calvo, con un codice a barre dietro la nuca, veste sempre un completo elegante e guanti di pelle. Freddo, distaccato, uccide gli obiettivi indicati dall’agenzia cercando di non lasciare tracce e cercando di non farsi vedere da nessuno, per ricevere un maggior compenso. A volte si traveste, magari usando gli abiti di una persona appena uccisa, per non farsi riconoscere da nessuno nonostante la pelata e il codice a barre.
Me ne sono innamorato subito. Ecco perché ho da scrivere un paio di cose.
47 non è un orfano. Non è un bambino abbandonato. E’ un clone. E tutti gli altri cloni – come suggerisce il nome – sono uguali. Identici.
47 non è ironico. Mai. Non prova nulla, è freddo. Va bene, non uccide la gnocca, ma non scherza con lei. Non può.
A parte questo niente. Il film mi è piaciuto, ma forse solo perchè amo il videogioco. Ma forse no.






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