Stavo tornando a casa.
Cadde una bomba.
Finii a terra per lo spostamento d’aria, stordito. Non feci in tempo a capire cosa stesse succedendo che ne cadde un’altra e un’altra ancora. Cominciai a sentire intorno a me spari ed elicotteri dai quali scendevano soldati. Riconobbi le armi, dovevano essere americani.
Ero in mezzo a un campo di battaglia, senza un posto per nascondermi. Ero tra gli americani circondati da cinesi. Si uccidevano a vicenda.
Uno dei cinesi corse verso di noi imbracciando un fucile. Io mi alzai per fermarlo e venni colpito da qualche proiettile. Non sentii dolore, mi si offuscò la vista, feci due passi zoppicando e lo accoltellai. Gli presi il fucile e mi gettai dietro ai sacchi per riprendermi.
Mi rialzai e corsi come un pazzo verso i cinesi, tra le buche delle granate e i cadaveri. Senza rendermene conto ero in qualche modo finito dietro le linee nemiche, apparentemente solo. Vidi un uomo in abiti civili con un fucile da cecchino. Pensava di sparare ai cinesi da dietro. Io mi avvicinai, gli dissi Amico, io sparo meglio. Gli presi il fucile e gli dissi di tornare a casa.
Era un’ottima idea, peccato che gli americani non capirono che io ero dalla loro parte. Mandarono un elicottero equipaggiato di M60 a uccidere me, unico cinese superstite. Non avevo speranza di farmi riconoscere, cercai piuttosto di abbattere l’elicottero ma non ci riuscii. Ero bravo a nascondermi e il pilota fu costretto ad atterrare. Una bomba cadde in quel punto e l’elicottero esplose.
Il comandante delle forze americane apparve dal nulla e mi disse Ottimo lavoro ragazzo, li abbiamo sconfitti.


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